//
you're reading...
Ideas

Sette e mezzo


Con 45 € si può leggere la fotografia del Paese e, detta come va detta, quello del Censis non è un bello scatto. Il 49′ rapporto sullo stato in cui versa la nostra Società parla di un’Italia mezza addormentata, anzi in letargo, ma peggio ancora con poche idee e ancor meno voglia di rischiare per realizzarle mettendo insieme le forze che ci sono. E come potrebbe essere diversamente? Invece di chiederci stupiti come mai il Paese non reagisca all’inerzia in cui versa, dovremmo chiederci chi dovrebbe muoversi, ma non lo fa e perché. Se ci dovessimo accorgere che per un motivo o per l’altro non si é capaci o abbastanza motivati, allora dovremmo concludere che siamo condannati per ignavia ad un futuro tutt’altro che roseo. Invece, abbiamo bisogno di trasformarci e cambiare i nostri modi di fare in ogni aspetto della Società, in una parola: innovare. Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti. Ecco di cosa penso si tratti. Chi ha il “pane” del poter fare non si mette d’accordo con chi ha i “denti” del voler e saper fare.

Semplificando molto, a mio modo di vedere, in Italia ci sono quattro categorie sociali: una elite minoritaria benestante o anche molto benestante, un ceto medio in declino che si affanna per mantenere il proprio tenore di vita senza riuscirci, un’ampia classe sociale colta ma priva di mezzi, una grande area sociale impreparata e poco formata. Su questa topografia sociale si sovrappongono due attributi: quello “demografico” che vede gli anziani più attivi dei giovani e quello della “legalità” che spesso vede prevalere gli interessi di una minoranza che opera in spregio del diritto e una maggioranza che ha tollerato e in gran parte tollera questo stato di fatto.

Per fortuna, il genio italico, come l’erba cattiva, è resistente e tenace. Di tanto in tanto, qualcuno emerge dallo stato di sonno che imperversa, dimostrando che fra i problemi da affrontare c’è prima di tutto quello della mentalità di chi potrebbe ma non fa. La speranza è lì. Bisogna smettere di avere paura del rischio di sbagliare e fallire.

Visto il periodo, ricordo il gioco di carte che da ragazzino riempiva le serate natalizie. Il gran colpo lo si faceva con un sette e una figura, ma il bello era quando si chiamava la carta per puntare al sette e mezzo con il rischio di sballare invece di stare con il cinque sperando che fosse il banco a perdere. Gli altri non remavano contro, facevano il tifo.

Chiusa la metafora perché non è nelle carte che ci giochiamo il futuro, una cosa è certa: non c’è futuro senza giocare.

 

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: