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Ideas, Scenes from the book

Le interviste di Charles: oggi conosciamo Andrea


Andrea Illustrated by Riccardo Rosanna

Andrea
Illustrated by
Riccardo Rosanna

Andrea, quando iniziammo a lavorare alla storia di “La misura imperfetta”, decidemmo di raccontarla a due voci. Io avrei narrato le vicende in terza persona e tu la tua parte in prima. Abbiamo reso la lettura un po’ più complessa, ma il risultato è interessante.

Sì, ma occorre dire che non partimmo subito con quest’idea. In origine, la storia era raccontata tutta in prima persona. Avevamo in mente molti colpi di scena e rimanere con il solo punto di vista del protagonista era un bel problema. Presto ci accorgemmo che le soluzioni necessarie per raggiungere l’effetto sperato erano troppo complicate e così alla fine ho rinunciato volentieri a un pezzo della narrazione (ride).

E’ vero, “La misura imperfetta” ha avuto una gestazione articolata e piuttosto lunga.

Decisamente lunga, e con un sacco di ripensamenti, ma era il primo grande progetto a cui ci siamo dedicati.

Diciamo qualcosa di te.

L’ingresso nella vicenda è del tutto casuale. Nella storia, sono un detective privato al quale, senza saperlo, un cliente affida l’incarico di investigare su un amico sospettato di trafficare in opere d’arte. Questo è un primo problema diciamo di ordine deontologico, ma in quel momento Andrea (ndr, parla di sé in terza persona) non ha dubbi sul conto del suo amico Sergio e pensa che presto tutto si chiarirà, così accetta.

Invece, le cose non vanno per il verso giusto.

Esatto, è il primo colpo di scena …

Che consiste?

Sergio viene ucciso nei suoi uffici. Un omicidio efferato e senza un chiaro movente. L’omicidio rivela l’esistenza di molte ombre nella vita di Sergio. In “La misura imperfetta”, ci sono parecchi personaggi oscuri dai quali Andrea vorrebbe stare alla larga, ma con l’omicidio di Sergio, in un certo senso rimane incastrato nella vicenda. Scovare gli assassini del suo amico diventa una questione personale e, se vogliamo, questa è anche la sfortuna di quei criminali. Lasciamelo dire, Andrea è uno tosto.

Quanto conta l’incontro con Nicole nella decisione di dare al caccia agli assassini?

Un po’ conta, Nicole lavorava per Sergio e certamente è sconvolta per quanto è successo, perciò desidera che Andrea si muova per fare giustizia, ma non c’è altro. Voglio dire, non è il lato femminile di Nicole a condizionare Andrea. Nicole è molto carina, ma Andrea ha un debole per Carlotta.

Parli di te in terza persona.

Hai ragione, mi sto osservando dall’esterno.

Ad ogni modo, parleremo anche di Carlotta, ma in ordine di apparizione viene prima Davide.

Davide è veramente un tipo straordinario. Sulle prime non mi fidavo molto di lui. Una specie di sesto senso mi diceva che non c’eravamo incontrati per caso. Sulle persone mi sbaglio raramente, tuttavia la piega degli avvenimenti dopo la morte di Sergio coprì quella strana sensazione e, nel viaggio al Cairo a caccia di indizi, Davide diviene così importante che alla fine ho smesso d’interrogarmi. Il finale non lo racconto neanche sotto tortura, ma non c’è dubbio che l’artefice del gran finale sarà lui.

E di Armando, pensi ancora che sia un “bastardo” come dici all’inizio della storia?

Armando è una testa calda, ma sa il fatto suo e non ha mai paura di niente. Certo, sul ring bisogna stargli lontano, è un combattente primordiale. Mi ha fatto veramente arrabbiare, e anch’io sono un po’ trasceso, ma sul lavoro è affidabile e leale. Fa parte della squadra a tutti gli effetti.

Vuoi parlarci prima di Silvio?

Con Silvio ci siamo conosciuti durante le indagini della magistratura. È un personaggio complicato e molto difficile da interpretare, anche se per qualche misteriosa ragione trasmette uno straordinario senso di fiducia. Non so, lo guardi in faccia e capisci che ne sa più lui del diavolo, che ha capito qualcosa più di te e ancora prima che tu abbia iniziato a mettere a fuoco la questione. Certa volte penso che riesca a leggerti nella testa. Sono stato fortunato a incontrarlo, anche se a causa di una brutta vicenda. Ho imparato molto da lui in questa storia. Pensi di intervistarlo?

Certamente.

Bene, allora fatti raccontare il “dietro le quinte” dal suo punto di vista. Nessuno meglio di Silvio ti saprà spiegare in cosa ci siamo andati a infilare. Se ci ripenso, mi vengono i brividi.

Lo farò, ma torniamo a Carlotta …

Ci conosciamo da un bel po’ con Carlotta e non c’è bisogno che ti stia a dire troppe cose di lei. E’ una storica dell’arte, una ricercatrice imbattibile e che sia una bellissima donna è chiaro come il sole. Non c’è molto altro da dire.

Va bene, non vuoi aggiungere niente sul vostro conto?

No, non c’è niente da aggiungere.

Ma …

No comment, niente da aggiungere (ride).

Va bene, sorvoliamo e … veniamo allo scontro fra servizi segreti in cui siete rimasti coinvolti. Cosa ci puoi dire a proposito di Clayton Stakleton e Aaron Zilya?

Sono due assassini senza scrupoli che non meritano altro che il nostro disprezzo. Senza di loro, però, “La misura imperfetta” non avrebbe avuto corso. Detto francamente, avrei preferito per loro una fine diversa. Invece, grazie a te, se la sono cavata.

Su questo punto abbiamo discusso a lungo. Li ritroveremo nella nostra prossima storia, anche se il titolo è ancora top secret.

C’è sempre tempo per ogni cosa, hai ragione. La nostra squadra sarà lì e faremo ancora parlare di noi.

Prima di salutarci, vuoi spiegare tu il senso del titolo, “La misura imperfetta”?

Anche il titolo ha una storia, è vero. No, non voglio spiegarlo, ma posso dire che è una trovata interessante, e se il lettore si è chiesto cosa significhi è bene che lo scopra da solo leggendo la nostra storia.

D’accordo, Andrea. Grazie.

Grazie a te.

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