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Ma cosa sono questi maledetti Droni?


Questo stralcio di articolo la dice lunga su un problema molto serio che ha la pubblica opinione quando si parla di tecnologia. Chi osserva non ha idea di cosa la tecnologia è in grado di fare oggi e di quanto siano lontani e vicini allo stesso tempo i progressi dei prossimi 12 mesi. Facciamo un esercizio mentale: prendiamo un autore di thriller, i suoi personaggi assassini devono impugnare la pistola. Sono dei poveri diavoli e finiranno in galera perché la tecnologia investigativa, le telecamere disposte ovunque, le tracce dei cellulari e del DNA hanno condannato le loro abilità
all’irrilevanza. Se e quando gli investigatori lo vorranno acciuffare, beh, lo faranno e buonanotte. Per la verità, da quando i killer non la possono più fare franca, gli autori sono tornati ad ambientare le loro nostalgiche storie nel passato, ma diciamo per ipotesi che il nostro killer disponga di un drone (ed ecco la ragione del titolo di questo post). Nella sua essenza un drone è una protesi che aumenta le capacità del killer nello spazio, nella quantità e nel tempo. Il Clayton Stakleton che abbiamo conosciuto in La misura imperfetta, si sta attrezzando e presto controllerà a distanza armi che si muovono da sole in ambienti lontani, che estendono i suoi sensi e che non hanno bisogno di essere comandate con un dito per grilletto, ma saranno tante quante la sua capacità di pensiero potrà guidare ordinando loro di uccidere. Okay, come immaginate che siano questi droni? Che forma potrebbero avere? Aerei, piccoli n-coptery sospesi in aria con le loro telecamere (come racconta Dan Brown) e obici di vario calibro? Il giornalista la vede così, ma non è quello che succederà. I droni sono protesi che si spostano in aria, in acqua, sulla terra, salgono scale, si arrampicano sui muri, alcuni grandi, altri piccoli, con le ruote oppure con 2, 4, 6 o 8 zampe, di ogni forma, peso e velocità, connessi alla rete e capacità di autocontrollo del movimento, della difesa e dell’offesa, con proiettili, laser, esplosivi, tossine, virus, e bit. Viaggeranno per posta aerea, avio lanciati, nascosti in conteiner commerciali o nei vani di carico di camion e automobili, impossibili da distinguere in mezzo alle cassette degli attrezzi di un antennista. Lasceranno tracce oppure no a seconda che sia utile o meno. Potrebbero essere ovunque. Un vero incubo. Il nostro osservatore potrebbe dire che per fare queste cose occorrono reti di trasmissione mobile velocissime e programmi software di gestione avanzatissimi, obiettando che è fantascienza e che non è ancora il momento di preoccuparsi. Per lui, ho una brutta notizia e una buona: la prima è che tutte queste cose già esistono, le reti mobile satellitari o terrestri sono già in grado di trasmettere tutti i dati necessari alla velocità che serve e i videogiochi sono già programmi in grado di controllare droni virtuali in teatri spaziali anch’essi virtuali gestiti da supercomputer on line. Infine, anche i droni in titanio e carbonio esistono già, l’industria robotica ci sta lavorando da anni e i video che si trovano su youtube ne mostrano prototipi abbastanza impressionanti che hanno il difetto di essere roba vecchia già di un paio d’anni.
La notizia buona è che presto uscirà il mio romanzo che ne parla.20140713-144748-53268618.jpg

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