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Carta o eBook per me pari sono


La questione relativa alla presunta contrapposizione fra il mondo del libro di carta e gli eBook è figlia del “primo tempo” quando la tecnologia digitale era un elemento addizionale che interferiva con il prodotto tradizionale e dove i sostenitori del nuovo sgomitavano per crearsi uno spazio e una reputazione a discapito di chi faceva girare la macchina dei soldi stampando imperterrito caratteri tipografici offset sulla carta bianca. Il primo tempo è passato da un pezzo e in questi anni il mondo del libro di carta ha scavato profonde trincee anziché cogliere l’opportunità del nuovo che avanza. Così, 60 mila nuovi titoli l’anno hanno invaso librerie che funzionano sempre più come magazzini aperti a un pubblico che deambula pigramente fra anse di libri impilati comprandone sempre meno. Il risultato è che una crisi nelle vendite mai sperimentata in passato ha inceppato la macchina dei soldi e questo è avvenuto con una tale velocità che l’addetto ai lavori medio si è convinto che il problema sia Kindle, che il lettore non abbia più abbastanza voglia di leggere e che la crisi economica gli abbia prosciugato le tasche. Guarda caso, tutte condizioni esterne al suo controllo. Purtroppo, la verità è che l’addetto ai lavori medio non ha capito cos’è successo in questi anni perché ha perso di vista la questione centrale: la tecnologia digitale da elemento addizionale si è trasformata in un fattore sociale intrinseco. Attenzione, ora dirà: in effetti i social network distraggono i nostri lettori che così non hanno più tempo per leggere i nostri libri. Altra condizione esterna sulla quale il nostro eroe non ha alcun controllo. Ovviamente, non è così.
La verità è che la tecnologia digitale ha modificato la percezione sensoriale delle persone, sovrapponendo ai cinque sensi che ci ha donato madre natura, un sesto senso (chiamiamolo così) portato dal Technium di Kevin Kelly. Il problema dell’editoria libraria non è nel prodotto e neppure nel presunto minore bisogno di leggere che ha l’uomo, ma molto più banalmente nei sensi che l’uomo utilizza quando decide di comprare un libro. Voglio dirlo meglio: quando emotivamente prova il desiderio irrefrenabile di comprare un libro. Il dramma è che anziché comprendere che si tratta di un fatto collegato all’esperienza, molte brillanti menti si stanno scervellando per inventare improbabili nuovi metodi di scrittura, che con l’editoria hanno lo stesso rapporto che un selfie ha con la fotografia di Helmut Newton.

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