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La misura imperfetta


La misura imperfetta non è un romanzo come gli altri. In un certo senso è un’iper-storia, un telaio sul quale s’intrecciano i fili di molte storie diverse, fra ritorni al passato, richiami a vicende collaterali e lanci al futuro. La misura imperfetta si presenta al lettore in una forma che si parallelizza su due piani: su quello dei tempi e su quello dei punti di vista. Che i tempi siano un aspetto fondamentale della storia, lo si capisce subito: il primo narratore racconta quanto succede a Gerusalemme “un anno prima” rispetto al tempo corrente e, da quel momento, accompagnerà il lettore lungo tutta la storia offrendogli un punto di osservazione esterno. Del presente, invece, inizia a parlare una “domenica mattina” in prima persona il protagonista. I due narratori raccontano gli eventi alternando le loro voci fino alla fine dove i punti di vista torneranno a coincidere. Al lettore, lo svolgersi degli eventi prospetta un pentagono simbolico di cinque diverse verità. Le cinque verità sono i pilatri narrativi de La misura imperfetta. Un gioco di ombre e di specchi.
Arthur Koestler ci suggerisce in apertura di fare attenzione: “la verità è in penultima analisi sempre una menzogna. Colui che avrà avuto ragione alla fine, sembrerà sempre fallace e pericoloso prima di quel momento”.
Buona lettura.
Charles Indie.

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