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Leonia, la più antica e longeva città mai fondata dall’uomo


Leonia non è la città della spazzatura inventata da Italo Calvino e raccontata nelle Città invisibili, ma è altrettanto una città di fantasia. Leonia è l’identikit che THO Project traccia della più antica e longeva città mai fondata dall’uomo, fondata 5,60 milioni di anni fa e spazzata via 5,33 milioni di anni fa dall’inondazione che, in meno di tre anni, riempì il bacino mediterraneo al termine della Crisi di Salinità del Messiniano. Leonia sorgeva sulle coste del bacino del Mediterraneo di allora, che stava disseccando a causa della chiusura del varco atlantico che oggi corrisponde allo stretto di Gibilterra. La città si sviluppò nel punto in cui oggi il mare è profondo tra i mille e i milleduecento metri, al largo dell’odierna città del Cairo, proprio di fronte al delta del Nilo. Leonia prosperò per 270 mila anni, un tempo lunghissimo, cento volte più grande di quello che intercorre dalla fondazione di Roma ad oggi. C’è da dire, però, che Leonia era la capitale di uno Stato, se così possiamo chiamarlo, che non aveva nemici. Era la prima e unica città dell’uomo, una specie che si era affermata di recente, biologicamente simile a noi, ma allo stesso tempo molto diversa culturalmente. La città di Leonia ci è utile per raccontare la storia di una specie e di una civiltà le cui origini discendono da progenitori provenienti dal continente africano e che risalirono le rive occidentali del Nilo verso Nord, fino a giungere al mare, circa 5,80 milioni di anni fa quando si realizzarono i primi insediamenti di questa specie migrante sulle rive del Mediterraneo. In duecentomila anni, la specie migrante origine beneficiò di condizioni ambientali uniche e straordinariamente favorevoli che la trasformarono. In primo luogo, il clima mite e il terreno fertile grazie al consistente apporto di acqua dolce del Nilo. In secondo luogo, il bacino di mare salato, ricco di pesce, crostacei e molluschi, relativamente sicuro perché non attirava altri predatori ad abbeverarsi, come avveniva invece nei laghi e fiumi d’acqua dolce del continente. Le saline naturali che si prosciugavano lungo la costa, offrirono l’opportunità di sviluppare la prima tecnica per la conservazione del pesce, così che la dieta della specie origine cambiò velocemente e radicalmente. Questo aspetto non fu privo di straordinari effetti sulla stessa struttura biologica dell’uomo. L’abbondanza di acidi grassi Omega3 presenti nel pesce bilanciò gli acidi grassi Omega6 di alcuni dei vegetali disponibili in quelle zone e permise l’acquisizione delle quantità di nutrienti necessari dal punto di vista metabolico allo sviluppo di un grande cervello. L’aumento del consumo di Sodio indotto dalla salatura permise migliori processi elettrolitici cellulari, fondamentali per il buon funzionamento del sistema nervoso. Infine, la pressione atmosferica a una quota di oltre mille metri inferiore all’odierno livello del mare e corrispondente a circa 900 mmHg, offrì una quantità di ossigeno disponibile tra il 15% e il 20% superiore alla media corrente, aumentando l’efficienza dei processi cerebrali e muscolari. Sulla carta, la nostra immaginaria città di Leonia fu la perfetta e irripetibile incubatrice nella quale l’uomo sviluppò i propri tratti biologici e capacità cognitive che lo rendono diverso da ogni altra specie vivente.

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  1. Pingback: Quale insegnamento viene dalla nostra storia evolutiva? « The Human Origins Project - 11 settembre 2011

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