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La tecnologia può lasciare tracce nel nostro DNA?


Il collegamento fra corredo genetico e ambiente si misura con la idoneità di una specie a sopravvivere in un determinato habitat. Geni e ambiente si influenzano reciprocamente nel senso che, se una specie modifica in modo significativo l’ambiente in cui vive, allora essa ne sarà modificata a sua volta con un differimento temporale che dipende dalla velocità dei cicli generazionali. In termini di principio, dovremmo essere disposti ad accettare che la tecnologia possa agire come un qualsiasi altro fattore ambientale modificando l’ecosistema in cui viviamo, per esempio attraverso il rilascio di ingenti quantità di gas serra nell’atmosfera. Ma la tecnologia ha anche la capacità di intervenire nei meccanismi delle relazioni umane e nella formazione della cultura, come dimostrano l’invenzione della stampa, dei media e dei social network. Ultimo stadio: la tecnologia ci prospetta di poter intervenire direttamente sui nostri geni, cosa che se non avviene ancora per motivi etici, sarebbe senz’altro già possibile tecnicamente. Ciò che intendiamo comunemente con il temine “tecnologia” é talmente recente e si evolve così rapidamente rispetto ai tempi della evoluzione umana, che non siamo ancora in grado di rilevarne compiutamente gli effetti, né di prevedere in realtà quali e quanti potranno essere in futuro, se non ricorrendo a ipotesi fantascientifiche. Col tempo, la retroazione genetica della tecnologica si affermerà probabilmente come un nuovo campo di studi, i cui primi passi sono testimoniati dall’interesse della medicina nei confronti del prolungamento medio della vita e della progressiva diffusione di alcune malattie collegate all’invecchiamento. Dal momento che sono le recenti conoscenze scientifiche a produrre tecnologie con un elevato impatto ambientale da una parte, e gli strumenti necessari a valutarne gli eventuali effetti sui nostri geni dall’altra, il senso comune vorrebbe che, fino ad oggi, non vi sia stata ancora alcuna influenza visibile sulla nostra evoluzione. Ma come cambierebbero le nostre convinzioni se accettassimo l’idea che lo sviluppo della tecnologia non é il fenomeno recente e unidirezionale che crediamo, ma che, viceversa, si é già verificato almeno un lontano ciclo espansivo/regressivo? Saremmo disposti ad ammettere che le tracce di questo remoto passato tecnologico potrebbero essere rimaste impresse in qualche modo nel nostro DNA?

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