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Ideas, Nutrition

Carenze nutrizionali e massa cerebrale


Fra le patologie che interessano il cervello, alcune determinano un lento e progressivo degrado delle capacità cognitive impedendo all’individuo un comportamento normale. Fra queste, l’Alzheimer presenta un quadro sintomatico caratteristico con evidenze cliniche che dimostrano una riduzione critica della massa cerebrale. Il tema è d’interesse per THO Project e può essere sintetizzato in una domanda cruciale: se nella società moderna l’Alzheimer produce un disadattamento comportamentale insostenibile per il malato e per la famiglia, che effetto potrebbe avere, invece, in una società meno evoluta?

Come sappiamo, il problema fondamentale della malattia, di cui non si conosce esattamente la causa, riguarda in primo luogo la memoria e la capacità di agire secondo schemi comportamentali acquisiti e padroneggiati senza difficoltà fino a quel momento. La malattia può manifestarsi in una forma cosiddetta giovanile fra i trenta e i sessanta anni, ma più frequentemente in età successiva ai sessanta. Alcune ricerche dimostrano che la malattia può avere un collegamento con qualche tipo di alterazione del metabolismo, favorita da un certo grado di predisposizione genetica, ma non si può escludere che vi concorrano altri fattori ambientali e nutrizionali. E’ statisticamente provato, per esempio, che alcune varianti del gene dell’Apolipoproteina_E (ApoE), situato nel cromosoma 19, possono aumentare il rischio di contrarre l’Alzheimer e che gli effetti di tale anomalia proteica si amplificano in presenza di rapide cadute dei livelli di colesterolo (come potrebbero essere indotte artificialmente da una dieta, per esempio) a loro volta capaci di modificare il potenziale di membrana cellulare fino a determinare la morte della cellula.

Per quanto possa apparire paradossale, la correlazione fra predisposizione genetica e fattori ambientali e nutrizionali, non consente di escludere che la risposta genetica che classifichiamo come malattia, in uno scenario evolutivo completamente diverso possa essere di segno diametralmente opposto e costituire un vantaggio adattativo. Se, per esempio, in assenza di determinati supporti nutrizionali, la sopravvivenza dell’individuo dipendesse da una riduzione del volume cerebrale e dalla perdita di determinati caratteri cognitivi, si potrebbe perfino sostenere che questo fenomeno biologico, in determinate circostanze, potrebbe essere utile alla specie. Inoltre, poiché la degenerazione cerebrale avviene di norma in età molto avanzata, ben oltre lo stadio riproduttivo, questa non impedirebbe la persistenza della variante genetica nella specie, anzi, al perdurare della scarsità di nutrienti causa-specifici, la predisposizione genetica, anziché circoscrivere i suoi effetti a livello degli individui, si consoliderebbe determinando sul lungo periodo un adattamento funzionale della scatola cranica a volumi cerebrali progressivamente inferiori.

Questa considerazione può essere di qualche interesse. In primo luogo, spiegherebbe in termini evolutivi l’utilità di un meccanismo che consideriamo generalmente negativo. In secondo luogo, l’idea che la scarsità di un determinato complesso di nutrienti (dovuto a condizioni ambientali e, dunque, fuori dal controllo della specie) possa determinare su larga scala una sindrome che ha per effetto la riduzione del volume cerebrale, suggerisce che un’analoga scarsità di nutrienti in una dieta intenzionale, possa produrre l’insorgere della malattia in soggetti rispondenti a un determinato genotipo. Si potrebbe perfino ipotizzare che il recente aumento statistico dei casi di Alzheimer nella società occidentale, correttamente attribuito all’aumento dell’età media della popolazione, sia correlato alla sistematica adozione di protocolli dietetici che in genotipi specifici finiscono per determinare l’insorgere della malattia.

Lo scenario evolutivo proposto da THO Project ha una stretta relazione con molti campi della ricerca scientifica fra i quali, dunque, anche uno preferenziale con la nutrizione. Immaginare che un evento disastroso possa aver rappresentato un punto di svolta nell’evoluzione umana attraverso un cambiamento repentino della dieta verso livelli ridottissimi di colesterolo, rompendo in tal modo l’equilibrio fra vantaggi e svantaggi di possedere un grande cervello, potrebbe spiegare perché a un lungo periodo di crescita del volume cerebrale possa essere seguito un altrettanto lungo periodo di decrescita.

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