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Biology, Ideas

Un cervello sostenibile


Il cervello umano ha un volume medio di circa 1.400 cc e pur rappresentando solo il 2% del peso corporeo utilizza circa il 20% dell’energia totale consumata dall’individuo. In altre parole, il cervello è uno strumento potente, ma molto costoso dal punto di vista del bilancio energetico. Molte insufficienze alimentari compromettono lo sviluppo del cervello nelle fasi della crescita e possono produrre effetti negativi sulle capacità degli individui in fase adulta. Per via della stretta relazione esistente fra alimentazione e cervello, dobbiamo presumere che nel corso del processo evolutivo la dieta sia stata un elemento fondamentale alla crescita e stabilizzazione della massa cerebrale, ma che allo stesso tempo, un cervello più grande abbia subito prodotto dei vantaggi competitivi in grado di giustificare il maggiore dispendio di energie. E’ interessante notare che lo scimpanzé, la specie vivente più simile a noi dal punto di vista genetico, benché abbia un cervello con un volume medio pari a un terzo del nostro, è comunque sopravvissuta fino ad oggi, mentre la stessa cosa non è accaduta a numerose specie di ominidi con volumi cerebrali molto superiori. L’abbandono dell’ipotesi che le diverse specie di ominidi fossili fossero invariabilmente un punto intermedio dell’evoluzione ne rende più difficile l’interpretazione. Perché, tranne che nel nostro caso, un grande cervello non ha mai impedito l’estinzione di una qualsiasi specie di ominidi? Con una metafora potremmo dire che avere un grande cervello, senza avere ancora inventato il fucile, non sia stato di aiuto a spuntarla su un leone. In generale, possiamo dire che lo sviluppo del volume cerebrale deve essere comunque avvenuto in circostanze che contestualmente hanno consentito l’organizzazione di un complesso di processi metabolici capaci di sostenerne il consumo energetico, finché un radicale cambiamento ambientale ha reso non più sostenibili i “costi” energetici di un grande cervello, determinando l’estinzione della specie, con la sola eccezione dell’uomo. Lo scenario che si prospetta ci fa ipotizzare, dunque, che lo sviluppo di un cervello con un rapporto massa cerebrale/corporea simile a quello umano possa essere avvenuto in tempi molto precedenti a quanto comunemente ipotizzato e che le evidenze fossili databili in epoche successive, siano in realtà la prova di un’evoluzione nella direzione di una inferiore capacità cerebrale e cognitiva, dovuta per esempio al perdurare di alcune insufficienze alimentari, anziché quella di un’evoluzione nella direzione dell’aumento di tali capacità.

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Discussione

3 pensieri su “Un cervello sostenibile

  1. il cervello umano è in grado di riconoscere dei paesaggi, come una spiaggia ad esempio, in fotografia anche se essa viene modificata lasciando solo il 25% del contenuto originale. L’importante è che restino alcune righe di contorno. L’esperimento è stato ripetuto con altre immagini, sia naturali che non, ottenendo lo stesso risultato.
    http://it.emcelettronica.com/potenzialit%C3%A0-del-cervello-umano-riconoscere-paesaggio-da-linee-astratte

    Pubblicato da Mina | 11 luglio 2011, 10:15 AM
  2. Ciao Mina,

    due osservazioni: una nel metodo, l’altra nel merito.

    La prima è che il nostro progetto vuole proprio incoraggiare la lettura e comprensione delle pubblicazioni scientifiche e PNAS è fra le nostre favorite. Dunque, grazie per la segnalazione. La seconda riguarda il tema della ricerca di Bernhardt-Walther. Siamo nel campo della psicologia e, se vogliamo, l’idea che il nostro cervello colga meglio l’insieme rispetto ai dettagli non è nuova. La Psicologia della Gestalt postulava questo aspetto della percezione già nei primi decenni del 1900. Il lavoro che citi, però, dimostra sul piano strumentale questa capacità di astrazione e forse l’aspetto più affascinante della ricerca sta proprio nella capacità predittiva della tecnologia utilizzata.

    Ci viene in mente Strange Days, un film straordinariamente visionario del 1995.

    Ci vediamo su questi schermi … è il caso di dirlo.

    THO Project

    Pubblicato da thoproject | 11 luglio 2011, 8:41 PM

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  1. Pingback: Leonia, la più antica e longeva città mai fondata dall’uomo « The Human Origins Project - 4 settembre 2011

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