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Antropology

La Sfinge e il Leone


La Sfinge di Giza è difficile da comprendere. Di fronte alla Sfinge le domande senza risposta sono molte. Qui, ci concentreremo per il momento sul problema della datazione. Un’ipotesi interessante ma controversa, ne colloca la costruzione intorno al 10.500 a.C., retrodatandola di 8.000 anni rispetto alle cronologie degli egittologi che parlano invece del 2.500 a.C.. La tesi si fonda su due punti fondamentali. Il primo deriva dall’osservazione del basamento della statua che mostra segni di erosione pluviale, necessariamente anteriori al clima arido che già caratterizzava l’antico Egitto, ma sostenere che la statua appare geologicamente più antica del 2.500 a.C. non consente una datazione, dunque, il secondo punto sfrutta una congettura proposta da Graham Hancock in Impronte degli Dei (1995) e Lo Specchio del Cielo (1998). L’assunto di base della sua narrazione è complesso e presuppone la combinazione di due fatti cruciali: chi ha costruito la Sfinge conosceva la precessione degli equinozi e, inoltre, attribuiva alle costellazioni dello zodiaco lo stesso simbolismo che adottiamo noi, vale a dire, per esempio, che alcune configurazioni stellari corrispondano ai Pesci, all’Ariete, al Toro, e via di seguito. Ora, mentre la precessione degli equinozi è un fatto astronomico, sostenere che la civiltà che costruì la Sfinge facesse corrispondere un gruppo di stelle al segno zodiacale del Leone, come si vorrebbe che fosse per determinarne la datazione, è una tesi affascinante, ma del tutto arbitraria. Naturalmente, per accettare questa idea dovremmo anche immaginare che 12.500 anni fa una qualche civiltà avesse almeno il nostro livello di conoscenze astronomiche di oggi e non, per esempio, quelle di 500 anni fa, perché evidentemente Leonardo da Vinci non la conosceva, o anche di 300, pensando a Isaac Newton. L’idea che la Sfinge possa essere stata costruita nel 10.500 a.C. perché il 21 marzo, in corrispondenza del punto di levata eliaca, si trovava la costellazione del Leone è dunque, appunto, un’idea. Per quanto ci si ostini a interrogarla, la Sfinge non risponde e dobbiamo provare a cercare un’altra via per tentare di dipanarne il mistero.

Se si osserva il corpo della Sfinge di lato, la chiara sensazione è che la testa umana sul corpo di leone non faccia parte della forma originale: appare troppo piccola e spostata troppo in avanti. Il nostro ragionamento, quindi, parte dall’idea che quella statua in origine fosse proprio un leone. Se però non è un omaggio a un faraone, che giustificherebbe qualsiasi capriccio, si pone un altro problema. Pur nella semplicità e immediatezza della figura, una statua di leone lunga oltre settanta metri rappresenta, dal punto di vista strettamente sociale, un concetto molto complesso. Qual era il valore di quella figura per il popolo che ne aveva desiderata la costruzione? Il modello di Machiavellian Intelligence di Gravilets e Vose ipotizza che occorra un numero minimo di generazioni per sviluppare le capacità necessarie a gestire memi complessi, come potrebbe essere questo, da parte di una specie sociale intelligente, pertanto quella statua non può essere il frutto di una specie che abbia appena sviluppato delle generiche capacità di astrazione concettuale e un comportamento sociale abbastanza organizzato, per eseguirlo. Stando alle prove fossili di cui disponiamo, l’homo sapiens sapiens in circa 20-25 mila generazioni (250 mila anni) avrebbe avuto abbastanza tempo per sviluppare questa capacità, mentre l’homo neanderthalensis con le sue 10-12 mila generazioni (160 mila anni) prima dell’estinzione non ne avrebbe avuto a sufficienza. E’ dunque probabile che in un momento significativamente anteriore al 10.500 a.C, poniamo 100 mila anni fa, anche l’uomo moderno non avrebbe potuto concepire e realizzare un’opera come il Leone di Giza. Il buon senso suggerisce di non pensare a tempi più antichi di 12.500 anni da oggi e, invece, è proprio quello che faremo.

(Continua …)

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