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Biology

THO Project adotta il modello Machiavellian Intelligence (Gavrilets, Vose)


Collocando convenzionalmente l’inizio del processo evolutivo che conduce alla nostra specie a circa 7,0 milioni di anni fa, definiamo l’ordine di grandezza della quantità di generazioni che hanno permesso a variazioni casuali del corredo genetico di affermarsi come corrispondenti variazioni morfologiche e funzionali utili alla sopravvivenza. Lo scenario adattativo di una specie si misura in numero di generazioni, anziché in anni, perché sono le generazioni degli individui a consentire la sperimentazione in termini adattativi dei tratti emergenti della specie stessa. Il collegamento fra la dimensione tempo e le generazioni è specie-specifico e immediato. Nel nostro caso, assumeremo che corrisponda mediamente a una generazione ogni 13-14 anni, applicando al parametro per il raggiungimento della maturità riproduttiva femminile delle specie pre-umane, quello che caratterizza la specie umana. I modelli matematici utilizzati per le simulazioni di fenomeni evolutivi di tipo genetico, morfologico e funzionale, tracciano scenari adattativi misurati in numero di generazioni necessarie affinché una variazione genetica casuale dimostri la sua utilità in primo luogo alla sopravvivenza dell’individuo e in seguito alla sua riproduzione. Nella formulazione delle ipotesi che seguiranno, utilizzeremo un orizzonte complessivo di 500 mila generazioni che, come abbiamo detto, corrisponde a un periodo compreso fra 6,5 e 7,0 milioni di anni. La fase iniziale che abbiamo denominato “prima grande migrazione pre-umana” interessa circa 150 mila generazioni. Di queste, la metà sono riferite alla fase p1 (da 7,0 a 6,0 milioni di anni fa) e l’altra metà alla fase p2 (da 6,0 a 5,0 milioni di anni fa). Nella nostra ipotesi, le due fasi presentano un semiperiodo di 500 mila anni ciascuna, che collocheremo per semplicità nel punto di mezzo di ognuno dei due periodi. Nella nostra visione del percorso evolutivo umano, questi semiperiodi rappresentano due punti fondamentali di svolta che chiameremo simbolicamente: “Inizio del regine del Sodio” ed “Epoca della Sfinge”. Fra i due punti intercorrono 75 mila generazioni, una dimensione adatta ad ospitare l’estensione del processo evolutivo proposto da Gravilets e Vose in Dynamics of Machiavellian intelligence (PNAS 2006) riguardo allo sviluppo delle capacità intellettive di ordine biologico e sociale della specie umana e che pertanto viene adottato come modello di riferimento. L’ipotesi di Gravilets e Vose definisce, infatti, un convincente modello evolutivo che corrisponde a circa 25 mila generazioni, pari a circa un terzo del totale del nostro orizzonte evolutivo intercorrente fra i due punti di svolta e, come vedremo, rimane concettualmente valida anche in presenza di un errore di 300 mila anni rispetto agli eventi geologici che fanno sfondo alla nostra ipotesi evolutiva e che definiscono temporalmente il periodo denominato Crisi di Salinità del Messiniano.

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