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Le implicazioni di un cladogramma


Un cladogramma è una rappresentazione verosimile di un albero filogenetico di specie viventi o vissute, delle quali si ha conoscenza attraverso i resti fossili di uno o più individui. In un cladogramma due specie sono collegate fra loro attraverso un progenitore comune che ne condivide alcuni caratteri presi arbitrariamente in considerazione. La questione centrale è che nessun cladogramma può essere considerato vero perché partendo da un certo numero di specie, si possono costruire ipotesi cladistiche diverse. In questo senso, un cladogramma può essere considerato soddisfacente dal punto di vista scientifico perché sostiene un’ipotesi finché non se ne confutano le asserzioni fondamentali, ma purtroppo lascia ampi spazi di arbitrarietà che non convincono del tutto. In ogni caso, la cladistica supera un problema di arbitrarietà ancora più grande e che consiste nel tentativo di ipotizzare discendenze genetiche fra specie estinte da milioni di anni e che, quelle sì, sono del tutto speculative. A parte le specie ancora viventi e limitatissimi casi di resti fossili studiabili dal punto di vista genetico, infatti, della quasi totalità delle specie che si sono estinte nel corso dei lunghissimi tempi dell’evoluzione non si ha alcuna evidenza, neppure di tipo fossile. La tassonomia rappresentata agli estremi delle linee di un cladogramma deriva, dunque, da una sequenza di separazioni di una specie in quelle discendenti. Le cause di un evento di questo tipo, tuttavia, sono quasi sempre sconosciute e ipotizzabili esclusivamente sulla base di inferenze. Nell’idea di clade, ovvero di un gruppo di specie collegate all’interno di un percorso di nodi e linee discendenti, si assume normalmente che ogni nodo del grafo (il “progenitore comune” di due specie date) si sia estinto e non se ne abbia evidenza. Il nodo, pertanto, è come se fosse un’impronta residua di una specie che si suppone possa essere esistita perché da essa sono discese due specie sorelle intese come elementi tassonomici autonomi. Il problema di quale ipotesi preferire fra le diverse possibili si affronta secondo principi di prudenza e parsimonia, ovvero sull’idea che le argomentazioni a sostegno di una determinata sequenza di eventi separatori, risulti la più semplice (e più probabile) fra le diverse possibili. Un evento di separazione può essere considerato più o meno probabile a seconda della prospettiva nella quale si sceglie di inserirlo e degli elementi di cui si dispone circa le cause che lo possono avere determinato. Se si sostiene, per esempio, che un cambiamento climatico ha attivato dei meccanismi di selezione naturale capaci di produrre una biforcazione di specie, la disponibilità di prove consistenti a sostegno dell’effettiva mutazione ambientale in una certa regione e in dato momento, rafforzerà la validità di quel particolare cladogramma. Quando si lavora su scale di tempo e spazio molto grandi, l’indeterminazione aumenta in modo considerevole e la mancanza di evidenze di specie estinte e di sufficienti descrittori ambientali (geologici, climatici e biologici) determina lo sviluppo di cladogrammi probabilmente molto lontani dalla realtà.

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