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Antropology

Il primo incontro con il mare


Il primo incontro dei nostri progenitori con il mare, intorno a sei milioni di anni fa (la nostra ipotesi), fu in realtà un ritorno. Il filtro evolutivo della selezione naturale, delle cui maglie non possiamo avere oggi alcuna certezza, aveva permesso a specie viventi marine di trasferirsi sulla terra ferma centinaia di milioni di anni prima. In principio i rettili e poi gli uccelli avevano colonizzato le terre emerse finché, poco meno di sessanta milioni di anni prima (il tempo al presente qui ipotizzato, corrisponde a sei milioni di anni fa, pertanto i dinosauri si erano estinti da poco meno di sessanta), i rettili avevano perduto il dominio del pianeta e i mammiferi li avevano progressivamente sostituiti occupando ogni possibile habitat. Fra i mammiferi, un gruppo di taglia piccola, non particolarmente forte ma agile, aveva trovato il proprio habitat ideale fra gli alberi. Protetti in zone boscose sui rami più alti, trovarono riparo dai predatori, potendo contare anche su una relativa abbondanza di alimenti vegetali e, forse, insetti con i quali integrare la dieta. I loro arti si adattarono col tempo alla locomozione fra rami fitti e altezze talvolta pericolose. Le generazioni di quel gruppo ebbero probabilmente un periodo relativamente lungo di adattamento agli ambienti boscosi, almeno fino a due milioni di anni prima dell’incontro con il mare (corrispondenti, come si è spiegato a circa otto milioni di anni fa). In quel periodo, le zone boscose tropicali del continente africano cominciarono a trasformarsi a causa di un radicale e planetario inaridimento climatico che, in meno di mezzo milione di anni, trasformò progressivamente la flora, dalle latitudini più basse e fino alla soglia del 35° parallelo. Le specie arboricole sottoposte a una maggiore competizione per gli spazi in via di restringimento, furono spinte fuori dai loro ideali habitat protetti. In circa centomila generazioni d’individui, fra l’inizio della migrazione dalle aree boscose e fino all’incontro con il mare, beneficiarono del progressivo adattamento alla posizione eretta. Si spostarono verso sud e verso nord. I grandi confini naturali fermarono la migrazione sulle coste dell’oceano atlantico a ovest, su quelle mediterranee a nord e sulle rive del grande corso d’acqua dolce che convogliava il bacino pluviale boreale del continente africano nel mare Mediterraneo (il Nilo di oggi) a est. Le coste del mare rappresentarono per quei gruppi migranti, ormai bipedi, una grande opportunità. La postura eretta, consentiva loro di immergersi nelle acque poco profonde della riva, come forse avevano imparato a fare in specchi d’acqua dolce. La testa sollevata e gli arti superiori liberi, rendeva loro possibile la caccia alle creature acquatiche del mare più prossime alla riva, ma con un grande vantaggio: gli ambienti, infatti, erano aperti come intorno a un lago, ma l’acqua del mare non era bevibile e non offriva ai predatori ragioni di frequentarli, né per dissetarsi, né per cacciare. La pesca nei pressi della costa, dunque, si rivelò meno pericolosa della caccia agli animali terrestri, che richiedeva invece di avventurarsi negli spazi dell’entroterra dominati da predatori mammiferi e rettili, nei confronti dei quali i primi gruppi di ominidi non avevano alcuna possibilità di confronto in campo aperto. L’incontro con il mare cambiò per sempre il percorso evolutivo di quella specie concedendogli un vantaggio determinate nei successivi settecentomila anni.

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