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Ideas

Il gene sobrio


Per il ragionamento che svilupperemo, occorre un brevissimo richiamo a “Il gene egoista“, il rivoluzionario e splendido saggio di Richard Dawkins sulla metaforica essenza dei geni. La prima edizione del saggio risale al 1976, la seconda al 1989 ed è curiosa la somiglianza dei geni egoisti di Dawkins con gli yuppie rampanti di Wall Street degli anni Ottanta (malgrado Dawkins sia inglese e di nascita afrincana). Gli yuppie furono un fenomeno planetario ed e’ probabile che molti di loro abbiano letto il libro di Dawkins compiacendosi di assomigliare ai geni. Ad ogni modo, Dawkins aggiunse all’idea di gene egoista quella che i singoli individui di una specie non siano altro che “macchine di sopravvivenza” progettate per tentare di garantire ai geni egoisti un futuro immortale (di questo, forse, gli yuppie non furono contenti). Il terzo e più brillante concetto del suo libro fu l’idea dei “memi”: replicanti non biologici appartenenti a una classe di entità che si evolvono secondo schemi coerenti con gli universali principi della selezione naturale e che, nel caso specifico, sarebbero alla base dello sviluppo della cultura. L’immagine di gene egoista non ci sembra più in linea con i tempi e forse meriterebbe un piccolo adattamento. Proveremo a proporre una nuova metafora che deriva dalla reale funzione del gene: il DNA codifica le istruzioni per costruire il corpo di un essere vivente attraverso i meccanismi della trascrizione e traduzione del RNA. Nel nostro esercizio, immagineremo, quindi, che un gene preso singolarmente rappresenti il progetto di un “motore biologico” che, una volta costruito, concorrerà al funzionamento dell’individuo eseguendo determinati compiti: costruire lo scheletro, riparare i tessuti danneggiati, produrre energia, trasmettere segnali elettrici attraverso il sistema nervoso e così via. Un simile essere vivente ci appare come un insieme di “motori biologici” che compiono il loro lavoro consumando ognuno una certa quantità di energia. Nel nostro gioco concettuale, a parte la definizione di gene egoista che non ci piace più, l’idea di “macchina per la sopravvivenza”, invece ci piace e la facciamo salva. Con la sensibilità di oggi e la consapevolezza che occorra sprecare meno e consumare il giusto, l’idea di ”motore biologico” a basso consumo di cui il gene è il progetto è molto attuale. Volendo provare a sviluppare una nuova metafora valida per il nostro metro ambientalista, dobbiamo chiederci che cosa ci possano insegnare i geni in questo senso e la risposta è semplice: i geni ci insegnano la sobrietà e la parsimonia. La nuova metafora funziona egregiamente anche rispetto al concetto di selezione naturale. In poche parole, è come se dicessimo che le variazioni genetiche di tipo casuale che intervengono durante i tempi dell’evoluzione, stiano tentando di introdurre nel progetto originale quelle modifiche che servono a costruire “motori biologici” con nuove funzioni e maggiore efficienza rispetto all’ambiente in cui la “macchina di sopravvivenza” dovrà funzionare e nel quale quelle modifiche saranno messe alla prova. Benvenuti nel mondo dei simpatici geni sobri.

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