//
you're reading...
Ideas

Sopravvivenza fisica


La specie vivente geneticamente più vicina all’uomo e’ lo scimpanzé. I due corredi di DNA sono identici per il 98,4%, differendo solo per il 1,6%. La tecnica molecolare della ibridazione del DNA, ci ha consentito di stimare il momento in cui avvenne la separazione nelle due linee evolutive diverse che condussero all’uomo e allo scimpanzé all’incirca fra i sette e gli otto milioni di anni fa. I cambiamenti climatici avvenuti in Africa in quel periodo sostengono questa tesi, che appare coerente anche con la datazione effettuata sul più antico ominide, un essere cioè almeno bipede, di cui abbiamo evidenza. L’evoluzione distinta, deve farci supporre che la distanza genetica fra l’uomo moderno e il progenitore che abbiamo in comune con lo scimpanzé, sia pari a circa lo 0,8%. Tuttavia, come si diceva, non abbiamo specie viventi tanto prossime con le quali confrontare i nostri geni, la fisiologia e il comportamento. A parte i casi in cui gli eventuali fossili fossero talmente ben conservati (cosa che avviene abbastanza di rado) da poterne estrarre il DNA, su tutte le specie intermedie, ormai estinte, si possono fare solo congetture. Poniamoci una domanda impegnativa: quale caratteristica doveva avere una specie pronta a confrontarsi in ambienti aperti con specie di predatori e prede, pronte a vendere cara la pelle? Prima della comparsa della tecnologia, anche se primitiva, ogni specie intermedia poteva fare affidamento solo sulle proprie capacità e prestazioni fisiche e intellettive. Mano a mano che ci si allontanava dagli ambienti arboricoli relativamente protetti, cioè, per sopravvivere si doveva essere più forti, efficienti e intelligenti. Mentre i discendenti dei primi ominidi, sette milioni di anni fa, si diffondevano nel continente africano, la pressione evolutiva a cui dovevano essere sottoposti non poteva che essere straordinaria: mangiare o essere mangiati. Una dura legge. Se desideriamo credere che questo sia stato vero fino a una dozzina di migliaia di anni fa, diciamo fino al termine dell’ultima glaciazione, dobbiamo essere pronti a pensare che specie ormai estinte distanti da noi anche solo lo 0,2% del patrimonio genetico (assumendo che una variazione lineare di circa lo 0,1% avvenga ogni milione di anni), poniamo due milioni di anni fa, potessero contare solo sulla forza fisica e sulla intelligenza. Può essere un problema? Per cercare di rispondere a questa domanda, potremmo provare a guardare alla fisiologia umana, chiederci che relazione possa esistere con la nutrizione e, infine, tornare al nostro asse dei tempi e della evoluzione genetica, per vedere se le cose funzionano.

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Charles Indie

Languages

La misura imperfetta

Buy it on Amazon, soon!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: